N i k b i k e: Catria

lunedì 10 novembre 2008

Catria


Monte Catria era un nome che non mi diceva nulla. Sino a ieri, ovvero fino al giorno in cui l'ho scoperto!
Un monte affascinante, alto, superbo, con una silhouette diversa anche se sovrastata dalla "solita" croce in cima da raggiungere, e con tutt'intorno monti e panorami per me inusuali. E soprattutto, affrontato in sella alla MTB, insieme a decine di bikers come me, in una bella giornata di Novembre!
Insomma, così è iniziato il raduno dell'Appennino Umbromarchigiano, in cui io, Andrea "Gove", e Kiko il senese fungevamo da "ambasciatori" toscani - tutt'intorno umbri, marchigiani, romagnoli, ma anche abruzzesi o laziali, insomma un vero meeting sotto l'egida del MTBforum - e' cominciato con un bel po' di bikers che hanno affrontato le prime rampette su asfalto che s'incuneavano fino a Valdorbia, e poi su fino all'incantevole Monastero di Fonte Avellana, prima pausa nell'ascesa. Il ritmo non è elevato: comuqnue fra tanti bikers, ognuno ha potuto tenere il "suo" ritmo, la sua andatura, e soprattutto chiacchierare e conoscere altri compagni di avventura, con accenti diversi, esperienze diverse, accomunati dalla fatica della bici; oppure ascendere in silenzio, gustandosi lo scricchiolio delle ruote sui sassi o sulle foglie del sentiero. La mulattiera sin dal monastero sale senza pause, tanto che il M. Catria è soprannominato "il piccolo Stelvio": infatti in un tratto abbiamo iniziato ad affrontare numerosi tornanti, che ci hanno accompagnato anch'essi per buona parte della salita. La cima sembra non arrivare mai, la carrareccia entra nel bosco, in un susseguirsi di alberi e foglie, fino a giungere alle "rampe" finali, sotto la cima, in un paesaggio brullo e selvaggio, con vista a 360° sull'Umbria e Marche.
Dopo una sosta alla Croce ed ai suoi 1700 e passa metri, dove un po' di nebbia ed un vento freddo ci fanno intirizzire un po', io ed Andrea iniziamo a scendere "nel vuoto".
Qui c'è l'aspetto più magico e selavaggio del M.Catria: una discesa in singletrack che affronta un crinale erboso sullo spartiacque, un'emozione che da sola vale "il prezzo del biglietto". E poi giù, nel bosco, in una discesa ripida e tecnica, dove mi accorgo di essere uno dei pochi senza protezioni, e dove alcuni freeriders mi "passano" in sella a bici con escursioni paurose!
Nel bosco, dopo un inizio difficoltoso dovuto alle foglie umide che creavano un'effeto "saponetta", riesco a scendere abbastanza bene, cercando di non rischiare molto e gustandomi, tra i primi sentori di crampi e dolori - una discesa direi impegnativa tanto quanto la salita dal punto di vista fisico!- ogni tornante ed ogni ripido del singletrack.
Arriviamo esausti ma appagati alla base, dove ci ritroviamo per una spettacolare tavolata a base di tortelli ai fugnhi fatti a mano, tagliatelle e grigliata di carne...dei piatti veramente freeride!!
Per finire niente conclusione...le ultime parole sul Catria le lascio a Dante:
« Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ' troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria. »

Alla prossima! Nik

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